Executive & Lavoro
Business English: le email che ogni professionista italiano sbaglia (e come correggerle)
Un professionista italiano può avere un inglese ottimo e scrivere comunque email che a un madrelingua suonano strane. Non per errori di grammatica, ma per un motivo più sottile: traduce le abitudini dell’email italiana, non solo le parole. E l’email inglese segue regole diverse, più corte, più dirette, meno formali. Ecco gli errori che si ripetono più spesso, e come correggerli.
Il problema di fondo: traduci la forma, non l’intento
L’email italiana è cortese, articolata, a volte cerimoniosa. Quella inglese di lavoro premia il contrario: brevità e chiarezza. Quando traduci frase per frase dall’italiano, porti con te una formalità che in inglese suona rigida o datata.
La regola d’oro è una sola: non scrivere come lo diresti in italiano. Di’ la stessa cosa, più diretta e più breve.
Le aperture e le chiusure che ti tradiscono
“I am writing you to inform you that…” è la traduzione di “Le scrivo per informarLa che”, ed è doppiamente sbagliata: in inglese non si dice “writing you” (è “writing to”), e quasi nessuno apre così. Vai al punto: “I wanted to update you on…”.
“I remain at your disposal” è il calco di “resto a disposizione”. Suona ottocentesco. Meglio: “Let me know if you need anything” o “Happy to help”. Allo stesso modo, “Waiting for your kind reply” traduce “in attesa di un cortese riscontro”; in inglese si dice “Looking forward to hearing from you”, o semplicemente “Let me know”.
E “kindly” usato a ogni riga (kindly find, kindly confirm) suona stranamente formale. Una volta basta, e spesso si può togliere del tutto.
Le frasi che dicono troppo poco con troppe parole
“We would like to inform you that the meeting is on Tuesday” diventa, senza perdere nulla, “The meeting is on Tuesday.” Il preambolo non aggiunge informazione, aggiunge solo parole.
“I would like to kindly ask you if you could possibly send me…” diventa “Could you send me…?” La cortesia in inglese sta nella forma della domanda (could, would), non nell’accumulo di formule.
E “Please find attached the document” non è sbagliato, ma “I’ve attached the document” è più naturale e attuale.
La formalità giusta (di solito è meno di quanta ne useresti)
In italiano si passa al “tu” con prudenza. In inglese di lavoro si arriva al nome di battesimo molto prima, e “Dear Mr. Rossi” lascia spesso il posto a “Hi John” già dalla seconda email.
Leggi il tono di chi ti scrive e specchialo: se firma “John”, la risposta è “Hi John”, non “Dear Mr. Smith”. Sul finale, “Best regards” va sempre bene; “Best” e “Thanks” sono più informali e perfettamente normali tra colleghi.
La regola pratica che risolve metà degli errori
Prima di inviare, rileggi e chiediti: questa frase, un madrelingua la scriverebbe così, o l’ho costruita partendo dall’italiano? Ogni volta che senti la versione italiana sotto le parole inglesi, riscrivila più corta e più diretta. Nel dubbio, taglia.
Scrivere bene in inglese al lavoro non vuol dire scrivere in modo elegante. Vuol dire scrivere in modo chiaro, breve e diretto, smettendo di tradurre le cerimonie dell’italiano. Il tuo inglese, probabilmente, è già abbastanza buono: è l’abitudine all’email italiana che ti tradisce. Cambia quella, e le tue email suoneranno subito più naturali.
Vuoi applicare quello che hai letto?
Scopri il percorso di inglese professionale