Coaching & Crescita

A vent'anni nessuno ti insegna la cosa più importante

Un sentiero di campagna toscana che si biforca in due direzioni all'alba, luce morbida del mattino
a vent'anni la strada non è ancora segnata

Arriva, si siede, e per i primi dieci minuti parla di tutto tranne del vero motivo per cui è lì. L’università, gli esami, il futuro vago. Poi, a un certo punto, abbassa la voce e dice la frase che dicono quasi tutti, prima o poi: “Non so cosa voglio fare. E mi sembra che tutti gli altri lo sappiano.” Ha vent’anni. Ed è qui che, di solito, comincia il lavoro vero.

La materia che non c’è

A scuola ti insegnano la matematica, la storia, l’inglese. Cose utili, importanti. Ma c’è una materia che non compare in nessun programma, e che pesa più di tutte: come prendere decisioni, come gestire l’incertezza, come distinguere quello che vuoi davvero da quello che gli altri si aspettano da te.

Nessuno te la insegna, e poi a vent’anni ti ritrovi a doverla sapere già. È una promessa non mantenuta, e genera una quantità enorme di ansia silenziosa.

L’illusione che tutti gli altri ce l’abbiano fatta

Il peso più grande, per un ragazzo, non è non sapere cosa fare. È credere di essere l’unico. I social non aiutano: mostrano solo traguardi, mai i dubbi che ci stanno dietro. Così ognuno confronta il proprio dietro le quinte con la facciata degli altri, e si sente indietro.

La prima cosa che il coaching fa, spesso, è semplicemente questa: smontare quella bugia. Non sei in ritardo. Stai solo guardando la versione modificata della vita degli altri.

Il coaching non dà risposte, fa domande migliori

Qui c’è l’equivoco da chiarire. Un coach non è uno che ti dice cosa fare, non è un mentore con la ricetta né un professore con la verità in tasca. È qualcuno che fa le domande che tu, da solo, non ti fai. “Cosa ti spaventa davvero, di quella scelta?” “Quella cosa la vuoi tu, o la vuole qualcun altro per te?”

Le risposte ce le hai già, quasi sempre. Quello che manca è qualcuno che ti aiuti a tirarle fuori, e il coraggio di ascoltarle.

Cosa cambia, davvero

Non è magia, ed è giusto dirlo. Nessuno esce da una conversazione con la vita risolta. Ma qualcosa si sposta: la confusione diventa un po’ più chiara, la paura un po’ meno paralizzante, le scelte un po’ più tue.

Per un ragazzo di vent’anni, imparare a decidere, e a fidarsi delle proprie decisioni, vale più di qualsiasi materia. È la competenza che userà per il resto della vita, in ogni scelta che farà.

Quel ragazzo che si siede e dice “non so cosa voglio” non ha bisogno di qualcuno che gli dia la risposta. Ha bisogno di scoprire che la risposta può trovarla da solo, con gli strumenti giusti e qualcuno che lo aiuti a guardarsi con onestà. A vent’anni nessuno ti insegna a fare questo. Ed è esattamente per questo che imparare a farlo, allora, cambia tutto quello che viene dopo.

Vuoi applicare quello che hai letto?

Scopri il coaching per giovani